Storia

Molti conoscono i sentieri che portano a Cima Carega, le ampie panoramiche sulle vallate circostanti, la natura prorompente, i boschi densi, fitti di giovani alberi, le splendide orchidee endemiche, i caprioli, i camosci e le marmotte che ogni tanto sbucano dalle radure; le rocce possenti che si ergono al di sopra di tutto. Gli esperti e appassionati di montagna e delle varie attività che vi si possono praticare sanno anche delle numerose vie attrezzate del Gruppo del Carega, delle vie d’arrampicata, dei canaloni, delle belle discese che nella stagione invernale si possono godere con gli sci o con lo snowboard. Ma il Carega è anche un territorio fortemente culturale, segnato dall’uomo e dalla storia.


I cippi di confine un tempo con l’Austria, oggi con il Trentino, e la vecchia casa doganale sono ancora in loco e ci parlano di antiche storie di contrabbandieri. Il Rifugio Revolto, al tempo “Osteria di Revolto”, di cui si hanno notizie a partire dalla seconda metà del XVIII sec., doveva essere meta fissa di quei temerari. La carreggiata che da Giazza porta al Rifugio Scalorbi è stata costruita durante la I Guerra Mondiale, così come le polveriere di Campobrun, e chissà, forse anche quella misteriosa scultura che in zona chiamano “Il grifone” e che si erge a guardia del sentiero alto che porta alla cima, al Rifugio Fraccaroli. Sul Monte Plische una costruzione cubica, a picco sulla montagna, abbandonata a se stessa, silenziosa, desta spesso la curiosità dei turisti occasionali, ma anche degli abituali frequentatori del Carega; è la vecchia casa degli operai che lavoravano in una cava, anch’essa a picco sulla montagna, attiva negli anni ’50 e ’60. Ancora: le stalle e la Malga di Campobrun dove d’estate le mucche vengono portate all’alpe; il burro e le ricotte affumicate. Le leggende su fade, anguane e genti beate che popolano la zona.

…la nostra storia invece è questa:
Nonna Erminia ci racconta… di Revolto, comunemente chiamato così, da tutti, in quanto riferito alla località Revolto di Sotto, dove è situato.
La proprietà venne acquistata a fine Ottocento dalla famiglia Boschi che vi costruì un baito di legno chiamato “MALGA REVOLTO DI SOTTO” e lì, durante il periodo estivo, il bisnonno Domenico portava i bovini.

Nel 1907 il baito venne completamente distrutto, in seguito all’onda d’urto provocata da un’imponente valanga staccatasi vicino Roate-tal. Fu ricostruito ma poi, durante la guerra, fu bruciato dai tedeschi.

Nel dopoguerra la nonna Erminia Furlani sposa il nonno Romano Boschi e, insieme, iniziano la costruzione della malga che, nel periodo estivo, veniva caricata a bovini che pascolavano fino alla Pozza (attuale sentiero BOSCHI DOMENICO).

Romano era uno dei pochi a possedere un mulo: faceva il carrettiere.

Con il suo carretto trasportava, fino in fondo valle, legna da ardere per i fornai, legname da opera per le costruzioni e il carbone.
La produzione del carbone era uno degli antichi mestieri dei cimbri, lo testimoniano ancora le piazzole vicino ai sentieri chiamate “poste”. Quest’arte di far carbone è stata tramandata negli anni ed è ancora viva.

Nel 1953 il nonno Romano contribuì alla costruzione del Rifugio Fraccaroli e parte del materiale venne trasportato a dorso del suo mulo.
Nonna Erminia, rimasta vedova molto giovane e con tre figli – Domenico, Gino e Giovanna – non molla… e, oltre alla gestione della malga, inizia anche l’attività di fiaschetteria.

Domenico inizia a lavorare per la forestale: tra i tanti lavori ricordiamo il basamento del Cristo dedicato a Don Domenico Mercante, la messa in opera della Croce sul Plische portata a spalle dal Rifugio Boschetto, la costruzione e il trasporto, sempre a spalle, della porta del Baito Mandriello (a settembre 2008 è stato chiuso – in quanto pericolante – cementando la porta: un grande dispiacere per Domenico, nei suoi ultimi giorni di vita!).

Per Domenico diventa sempre più difficile combinare la gestione della malga con il lavoro nella forestale (doveva consegnare ogni mattina all’alba il latte alle Colonie di Giazza) e così, con Erminia, decidono di lasciare i bovini e di incrementare l’attività di fiaschetteria con posto di ristoro.

Ancora oggi nonna Erminia ci racconta che, per pagare la spesa, raccoglieva legna: a quel tempo c’erano pochi mezzi e si andava sempre a piedi…quante volte ha percorso la strada Giazza – Revolto con le “sporte” della spesa e la piccola figlia Giovanna al seguito … più il gatto!!!

La forte nonna Erminia, nel 1965, ottiene dal Ministero del Turismo il Premio di Benemerenza.

Gli anni passano e Domenico, nel 1972, sposa Leonella Cappelletti: con coraggio e tanti sacrifici, ma sempre uniti, iniziano a restaurare la malga che, anno dopo anno, si trasforma, fino ad avere l’aspetto dell’attuale bella struttura…che è il rifugio Boschetto.

Nel giugno 2008… un grande sogno di Domenico si realizza: l’energia elettrica arriva al rifugio; purtroppo, però, non riuscirà a godere a lungo di questa comodità … ad ottobre dello stesso anno, dopo un breve periodo di malattia, lui ci lascia…
Attualmente il Rifugio è gestito da Leonella con i figli Romano e Daniela.
Nonna Erminia, che ha raggiunto la splendida età di 93 anni (!), dopo una vita di duro lavoro e di sacrifici, oggi viene al rifugio in vacanza e controlla che la storia vada avanti…

Ottobre 2008 – Ottobre 2016
Sono trascorsi otto anni da quando Domenico ci ha lasciati… un suo grande desiderio era il rifacimento del tetto del nostro rifugio … di certo aveva già in mente qualcosa … un vulcano di idee … e per questo aveva già preparato buona parte del legname …
L’infinita burocrazia ci ha rallentati ma non fermati e, guidati dalla mano di papà in autunno abbiamo finalmente dato il via ai lavori … anche l’inverno ci ha voluto bene ed è stato clemente con noi …. Il vestito bianco lo ha indossato meglio in altri luoghi!

Ora ci siamo: è primavera e il nostro rifugio riapre con un look rinnovato, e per questo un grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuti in questo bellissimo progetto ..
Anche Nonna Erminia, venuta a controllare il lavoro, dice soddisfatta e orgogliosa: “sono contenta di aver lasciato il mio Revolto in buone mani”

Noi non possiamo che esprimere il nostro GRAZIE di cuore a Nonna Erminia e Papà Domenico per averci trasmesso il grande valore della montagna insegnandoci ad amarla.

13 novembre 2019
Il rifugio e la montagna si risvegliano indossando il vestito per le occasioni importanti… chissà se sarà un inverno di una volta come raccontava nonna:

“negli anni 70 la neve scendeva copiosa da novembre a maggio … e il rifugio durante l’inverno diventava irraggiungibile …solo a primavera grazie al “Trofeo Val di Illasi” una delle prime gare di scialpinismo in Italia la strada veniva aperta e si poteva riaprire il rifugio…”

e oggi nonna Erminia all’età di 99 anni spalanca gli occhi al paradiso per riabbracciare Romano, Domenico e tutti i suoi cari.

Grazie Nonna per Tutti i Tuoi preziosi insegnamenti!


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